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sabato 20 agosto 2011

Economia vs Politica 3-0

La politica ha perso!

Nella partita che decide
chi sta governando,
è stata battuta dall'economia.

Non più regole che gestiscono,
ma,
provvedimenti che rattoppano!

Non più barriere che proteggono,
ma,
spazi liberi di conquista.

L'economia ha avuto gioco facile
della pochezza della politica,
sempre più intenta all'immediatezza
degli interventi,
piuttosto che alla lungimiranza nelle scelte.

In questi momenti
tutto ciò è evidente.
Nessun progetto
che vada oltre l'oggi,
niente che guardi il domani.

Le soluzioni?

Toppe!!

Splendide toppe
come quelle che usavano
le nostre nonne
per rammendare alle ginocchia
pantaloni ormai consunti.

Ecco cosa siamo oggi per la politica:
pantaloni consunti!!!

Alla prossima
Nino P.


mercoledì 6 luglio 2011

Spesa delle famiglie in Italia

(ASCA) - Roma, 5 lug - Consumi sostanzialmente piatti per le famiglie italiane nel 2010 rispetto all'anno precedente. L'anno scorso - rende noto l'Istat - la spesa media mensile per famiglia è stata pari a 2.453 euro, con una variazione rispetto all'anno precedente di +0,5%. a (+1,5%). Differenze notevoli invece dal punto di vista geografico.
La Lombardia si conferma la regione con la spesa media più elevata pari a 2.896 euro al mese, seguita da Emilia-Romagna (2.885) e Veneto (2.876). Fanalino di coda, ancora una volta, la Sicilia con una spesa media mensile (1.668) di oltre 1.000 euro inferiore a quella delle regioni con la spesa più elevata. Queste differenze si riflettono anche nella composizione della spesa.

In tutte le regioni del Mezzogiorno alla spesa alimentare viene destinato oltre un quinto della spesa totale (in Campania, Sicilia e Calabria tale quota di spesa rappresenta più di un quarto), mentre nelle regioni del Nord la quota di questa voce è inferiore a quella media nazionale, fatta eccezione per la Liguria (19,7%) dove è elevata la presenza di popolazione anziana. In generale, le regioni con i livelli di spesa più bassi mostrano quote di spesa più contenute per altri beni e servizi e per tempo libero e cultura: tali spese, complessivamente, rappresentano il 10,3% della spesa totale delle famiglie siciliane, contro circa il 17% di Piemonte e Trentino-Alto Adige. A livello nazionale risultano in calo le spese per parrucchiere e centri estetici, viaggi, arredamento per la casa mentre aumentano quelle per scuola e sanità. I maggiori esborsi sostenuti per visite mediche, dentista, esami radiologici ed ecografici hanno determinato, in particolare nel Centro-nord, l'aumento della quota di spesa totale per servizi sanitari, mentre sono le spese per televisore e abbonamenti a radio, tv e internet (presumibilmente legate all'evento calcistico dei mondiali) ad aver contribuito, soprattutto nel Nord, all'aumento della quota per tempo libero e cultura.

Stabili, a livello nazionale, sono le quote destinate ai tabacchi (21 euro mensili), alle comunicazioni (48 euro), ai trasporti (339 euro) e all'abbigliamento e calzature (142 euro). Restano immutate anche le abitudini di spesa per l'acquisto di scarpe e vestiti: il 66,4% delle famiglie continua ad acquistare prevalentemente presso il negozio tradizionale, quasi il 20% presso un ipermercato/supermercato e il 12% al mercato.

Dopo un 2010 freddo per i consumi, anche l'anno in corso non presenta una ripresa significativa. Secondo l'indicatore consumi di Confcommercio a maggio sono state scommesse e lotterie, comunicazioni e ict domestico a trainare i consumi in Italia mentre battuta d'arresto per i generi alimentari. L'indice a maggio registra un +1,1% su base annua.

Confcommercio rileva che la dinamica tendenziale dell'indice di maggio riflette un aumento della domanda relativa ai servizi (+1,6%) ed un recupero della spesa per i beni (+0,9%). In particolare, Confcommercio segnala la flessione dell'1% della domanda per alimentari e bevande, a sottolineare come l'aumento registrato ad aprile sia derivato principalmente da fattori stagionali e non da una ripresa dei consumi.

 
 
Analizzando questi dati, mi convinco sempre di più,
che l'italiano medio è indebitato fino al collo.
Al nord lavorando in due, in qualche modo si va avanti,
ma,
al sud la situazione è disperata,
con entrate mensili che solo in pochi casi superano 
i 1500 euro.
Si vivacchia ancora decentemente, grazie agli
aiuti di nonni e genitori...
venendo a mancare questi (spero il più tardi possibile),
la situazione esploderà...
e sarà un bel botto!!!

Alla prossima
Nino P.

lunedì 23 maggio 2011

Le scelte semplici a volte richiedono coraggio


Le scelte semplici a volte richiedono coraggio,
perché al contrario di quello che si può pensare,
le cose semplici non sono sempre le più facili.
Dipende tutto dal contesto: la strada più corta
non continuativamente ci fa arrivare prima,
quella semplice invece, malgrado possa sembrare la più lunga,
alla fine,
ci farà risparmiare tempo.

Tutta questa premessa per dire che questo è il momento
di fare scelte coraggiose.
Il futuro è determinato sempre dalle azioni che nascono oggi.
Abbiamo una classe politica che non vuole
farsi carico del nostro domani,
ogni decisione presa,
è totalmente indirizzata a risultati a breve termine che,
sebbene all’attuazione possa sembrare risolutiva,
in realtà è effimera.

Prendiamo ad esempio la legge Biagi,
se,
in un primo momento ha fatto impennare l’indice di occupazione,
in seguito ha creato un’intera generazione di precari e disoccupati,
che a causa della loro condizione, restano ai margini del mercato,
come in un limbo in attesa che qualcosa cambi.
Oppure la cartolarizzazione,
cioè:
la cessione degli immobili dello Stato e degli Enti Pubblici
 ad una Società Veicolo Speciale (Special Pur pose Vehicle) – SPV,
 dedicata soltanto a questa operazione di cartolarizzazione)
che anticipa ai cedenti il valore degli immobili
ed è autorizzata ad emettere obbligazioni
con cedola e pagamento del capitale a scadenza
garantiti dai flussi generati dalla vendita degli immobili.
Che nonostante nell’immediatezza garantisce
la pronta disponibilità dei flussi finanziari
rivenienti dalla cessione degli immobili,
nel lungo periodo si verranno a perdere le rendite
che sarebbero potute derivare, da una riqualificazione
e da uno sfruttamento del bene ,
che certamente non garantisce l’immediata disponibilità di liquidi,
ma che nel corso degli anni
farà crescere il valore e la rendita in maniera costante.
O ancora, l’utilizzo indiscriminato dell’appalto al ribasso,
che se, all’atto della gara, consente un risparmio notevole,
a fine lavori, grazie a trucchi e trucchetti vari,
farà triplicare o quadruplicare i costi.
Il sistema dei subappalti,
che, oltre a non dare assicurazione di un servizio adeguato,
sono vere e proprie fabbriche dello sfruttamento dei lavoratori,
con conseguenze deleterie in fatto di economia e di sicurezza.
La privatizzazione di servizi che,
da solo l’illusione di risparmio,nella realtà invece,
in aggiunta  a non garantire un servizio efficiente,
sono anche un salasso per le casse dello stato,
che con dipendenti propri, invece avrebbe un risparmio reale.
Gli esempi sono infiniti purtroppo,
potrei continuare addentrandomi in settori
come quelli assicurativi, bancari, immobiliari,
ma,
mi fermo qui.

Il punto è
che se ci arrivo io,un semplice perito elettrotecnico,
che di professione fa il ferroviere, con pretese artistiche insoddisfatte,
perché non ci arriva chi prende le decisioni?
Non credo per incapacità…
credo che si tratti solo di volontà ed interessi!!

Alla prossima

Nino P.