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giovedì 8 settembre 2011

Il comandare è meglio del fottere!


Il comandare è meglio del fottere!

Mio nonno lo diceva ogni qualvolta
se ne presentasse l’occasione.

All’indirizzo del governo di turno,
del sindaco, dell’assessore…
a volte anche all’indirizzo di mia nonna
che lo sollecitava a fare questo o quello.
Lui sospirava rassegnato e,
prima di mettersi all’opera,
sussurrava a denti stretti:

“Il comandare è meglio del fottere!”.

Io…in piena fase adolescenziale
con gli ormoni in subbuglio ed il testosterone
a livelli massimi, sorridevo pensando
che non era vero, che niente era meglio del “fottere”.

A dire il vero, anche adesso che già da un po’
ho passato la quarantina,
continuo a pensare che poche cose sono meglio del sesso,
il comandare non rientra tra queste.

Ma…
osservando i volti di molti rappresentanti attuali
del potere, mi rendo conto, che devono provare
sensazioni simili all’orgasmo quando lo esercitano.

I sorrisi
carichi di soddisfazione quando
ottengono ciò che vogliono,
oppure della supponenza di chi si sente intoccabile,
quando vengono colti con le mani nella marmellata.

Il sorriso ad esempio
di Brunetta, mentre insulta i precari…
è il sorriso di chi sa che manderà in bestia
milioni di persone dicendo quella frase
e ne gode…
si!
Mi ha dato proprio quell’impressione..
l’impressione che ne stesse godendo.

Il sorriso della Santanchè,
quando alzava il dito medio verso gli studenti
che protestavano contro la riforma della Moratti,
sembrava un sorriso quasi colmo di sadica lussuria.

Il sorriso di Marchionne,
quando ricatta i suoi operai e l’Italia intera,
con i suoi  diktat.

Il sorriso di Sacconi,
quando gioca al gatto e il topo
con le parti sociali.

Il sorriso di Belpietro e di Sallusti
quando si sovrappongono agli altri
che stanno parlando, impedendo a chi ascolta
di capirci qualcosa.

Il sorriso di Vespa
quando “intervista” il potente di turno,
voluttuoso e quasi tendente alla lussuria.

Forse aveva ragione mio nonno.

Il comandare è meglio del fottere!!

Alla prossima
Nino P.


venerdì 24 giugno 2011

La politica del riccio...

Il potere protegge se stesso.
Nel teatrino degli uni contro gli altri,
nelle sfide del noi si e voi no...
il potere si protegge.

Il comandare è meglio del fottere,
diceva mio nonno.

Mi oppongo al tuo potere
fin tanto che tu proteggi il mio,
e tu poi
farai lo stesso con me.

Ma se qualcuno
che non sia io o te,
interferirà...
faremo in modo
che non sia per me
e non sia per te!

Alla prossima
Nino P.

Ps: chi vuol intendere... intenda!

sabato 28 maggio 2011

Dittatura gerontocratica

Il termine gerontocrazia come troviamo scritto su Wikipedia
"indica un sistema politico in cui il potere è detenuto dagli anziani
Essa si fonda sul grado di influenza ed autorevolezza 
che generalmente viene attribuito agli anziani, 
sul presupposto di una loro maggiore esperienza e di una riconosciuta probità."

E ancora sempre su Wikipedia troviamo scritto:
"Nell'ambito della politica moderna occidentale il termine viene usato, 
con intento polemico, per indicare l'età media molto avanzata degli uomini politici. 
Etichettando un governo democratico come gerontocrazia 
si intende stigmatizzare lo scarso ricambio della classe dirigente 
e la lentezza della carriera politica. 
Di norma si sottointende che entrambi i sintomi 
siano causati da un sistema politico fortemente clientelare."

In Italia esiste una dittatura gerontocratica nei fatti!
Un sistema elettorale come il nostro, in cui la scelta dei candidati
che probabilmente saranno eletti è decisa dai vertici di partito,
implica nel merito un non ricambio della classe dirigente.

Con le conseguenze che stiamo vedendo tutti:

senza l'abolizione delle preferenze, uno Scilipoti qualunque,
ci avrebbe pensato più volte prima di cambiare bandiera.
Senza l'abolizione delle preferenze, probabilmente
molto del servilismo che c'è, non ci sarebbe.
Senza l'abolizione delle preferenze, tanti politici
si sentirebbero più liberi di mandare a fare in culo il capo,
ci sarebbe più confronto e dinamismo.
Senza l'abolizione delle preferenze, forse oggi
vedremmo in parlamento qualche faccia nuova.

Alla prossima
Nino P.