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sabato 10 settembre 2011

Il de profundis del capitalismo



Per me libertà e giustizia sociale,
che poi sono le mete del socialismo,
costituiscono un binomio inscindibile
non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale,
come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà.
Sandro Pertini
















Un inno al fallimento dei sistemi
che hanno governato l'ultimo secolo:
il capitalismo da una parte 
e le dittature (fasciste e comuniste) dall'altra.

L'uno teorizzava la libertà ma,
non garantendo giustizia sociale
ha schiavizzato lo stesso il popolo.

Le altre teorizzavano la giustizia sociale
ma schiacciavano la libertà,
ingannandosi sull'idea dell'uguaglianza.

Forse è ora di ritrovarsi 
nel principio che per andare avanti
c'è bisogno di libertà e giustizia sociale

Alla prossima
Nino P.

martedì 19 luglio 2011

Da Repubblica democratica a Repubblica di regime.

Ormai è palese che la nostra classe dirigente
non ha occhi per vedere ne orecchie per sentire.
Non vede la disperazione e
non sente le urla di rabbia di chi un domani voterà.

Le indicazioni delle ultime tornate elettorali,
malgrado siano così evidenti agli occhi di tutti,
sono risultate invisibili a quelli dei diretti interessati.

Non le hanno viste quelli del governo,
che si sono ancora di più chiusi in difesa
del loro status,
non le hanno viste quelli dell'opposizione
che al momento dell'affondo finale,
si sono tirati indietro impauriti.

La politica è sempre più lontana
dalla gente!

E' diventata casta,
non per i privileggi di cui gode,
ma per il fatto che si è alienata
dal resto del paese.
Come un riccio quando è in pericolo
si è arrotolata su se stessa tirando fuori gli aculei.
Non si è trattato solo della difesa dei propri privilegi,
ma,
di conservazione del potere,
che può sembrare la stessa cosa,
ma non lo è!

Siamo in stallo!
Questa legge elettorale,
rende verticalistico il sistema,
impedendo di fatto il ricambio
sia generazionale, sia di idee...
con il risultato finale della trasformazione
di una Repubblica democratica
in una Repubblica di regime.

Alla prossima

Nino P.

sabato 28 maggio 2011

Dittatura gerontocratica

Il termine gerontocrazia come troviamo scritto su Wikipedia
"indica un sistema politico in cui il potere è detenuto dagli anziani
Essa si fonda sul grado di influenza ed autorevolezza 
che generalmente viene attribuito agli anziani, 
sul presupposto di una loro maggiore esperienza e di una riconosciuta probità."

E ancora sempre su Wikipedia troviamo scritto:
"Nell'ambito della politica moderna occidentale il termine viene usato, 
con intento polemico, per indicare l'età media molto avanzata degli uomini politici. 
Etichettando un governo democratico come gerontocrazia 
si intende stigmatizzare lo scarso ricambio della classe dirigente 
e la lentezza della carriera politica. 
Di norma si sottointende che entrambi i sintomi 
siano causati da un sistema politico fortemente clientelare."

In Italia esiste una dittatura gerontocratica nei fatti!
Un sistema elettorale come il nostro, in cui la scelta dei candidati
che probabilmente saranno eletti è decisa dai vertici di partito,
implica nel merito un non ricambio della classe dirigente.

Con le conseguenze che stiamo vedendo tutti:

senza l'abolizione delle preferenze, uno Scilipoti qualunque,
ci avrebbe pensato più volte prima di cambiare bandiera.
Senza l'abolizione delle preferenze, probabilmente
molto del servilismo che c'è, non ci sarebbe.
Senza l'abolizione delle preferenze, tanti politici
si sentirebbero più liberi di mandare a fare in culo il capo,
ci sarebbe più confronto e dinamismo.
Senza l'abolizione delle preferenze, forse oggi
vedremmo in parlamento qualche faccia nuova.

Alla prossima
Nino P.